6. Il lavoro onirico (da Sigmund Freud, L'interpretazione dei sogni)

6.

Il lavoro onirico

“Tutti i precedenti tentativi di risolvere i problemi del sogno si rifacevano direttamente al contenuto onirico manifesto, dato nel ricordo, e si sforzavano di ricavare da questo l’interpretazione del sogno, oppure, se rinunciavano a un’interpretazione, di fondare il loro giudizio sul sogno riferendosi al suo contenuto. Noi siamo i soli a trovarci di fronte a una situazione diversa; per noi, fra il contenuto del sogno e i risultati della nostra osservazione si inserisce un nuovo materiale psichico: il contenuto latente o pensieri del sogno, ottenuto per mezzo del nostro procedimento. Da questo contenuto, e non da quello manifesto, siamo venuti sviluppando la soluzione del sogno. È a noi pertanto che spetta anche un nuovo compito, che prima non esisteva,il compito di esaminare i rapporti tra contenuto manifesto e pensieri onirici latenti e di indagare per quali processi da questi ultimi abbia a risultare il primo. Pensieri onirici e contenuto onirico manifesto stanno davanti a noi come due esposizioni del medesimo contenuto in due lingue diverse, o meglio, il contenuto manifesto ci appare come una traduzione dei pensieri del sogno in un altro modo di espressione, di cui dobbiamo imparare a conoscere segni e regole sintattiche, confrontando l’originale con la traduzione. Noti questi, i pensieri del sogno ci riescono senz’altro comprensibili. Il contenuto del sogno è dato per così dire in una scrittura geroglifica, i cui segni vanno tradotti uno per uno nella lingua dei pensieri del sogno. Si cadrebbe evidentemente in errore, se si volesse leggere questi segni secondo il loro valore d’immagini, anziché secondo la loro relazione simbolica. Per esempio, ho davanti a me un indovinello a figure (rebus): una casa sul cui tetto si vede una barca, poi una singola lettera dell’alfabeto, poi una figura che corre, con la testa cancellata da un apostrofo ecc. Potrei ora cadere nell’errore critico di dichiarare assurda questa composizione e i suoi elementi. Una barca non è al suo posto sul tetto di una casa, e una persona senza testa non può correre, per di più la persona è più grande della casa e se il tutto deve rappresentare un paesaggio, sono fuori posto le singole lettere, che non si trovano certo in natura. Evidentemente, la valutazione esatta del rebus si ha soltanto se io non sollevo obiezioni di questo tipo né contro l’insieme né contro i singoli particolari, ma se invece mi sforzo di sostituire ad ogni immagine una sillaba o una parola, che sia rappresentabile, secondo un rapporto qualsiasi, con un’immagine. Le parole, che in questo modo si connettono fra loro, non sono più assurde, ma possono costituire la più bella e la più significativa frase poetica. Ora, il sogno è un indovinello a figure di questo tipo, e i nostri predecessori nel campo dell’interpretazione del sogno hanno commesso l’errore di giudicare il rebus come una composizione pittorica. Come tale apparve loro assurdo e senza valore.”

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da Thomas Mann, La montagna incantata

(…) «Due giornate di viaggio allontanano l’uomo (e specialmente il giovane che non ha ancora salde radici nella vita) dal suo solito mondo, da ciò che egli chiama i suoi doveri, i suoi interessi, le sue preoccupazioni e aspirazioni; lo allontanano più di quanto egli stesso abbia potuto immaginarselo durante il tragitto in carrozza da casa alla stazione. Lo spazio che ruzzola via fuggendo tortuoso e si interpone fra lui e il suo luogo di residenza, ha in sé forze che di solito si credono riservate al tempo; di ora in ora esso dà origine a interni mutamenti, molto somiglianti a quelli generati dal tempo ma che in certo qual modo li sorpassano. Come quest’ultimo, genera dimenticanza, ma lo fa sciogliendo la personalità dell’individuo dai suoi rapporti e ponendolo così in una situazione libera ed iniziale;…Si dice che il tempo è il Lete, ma anche l’aria delle lontananze è un’acqua simile, e se i suoi effetti hanno minore intensità sono però di tanto più rapidi. Giovanni  Castorp ne fece l’esperienza.»

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Lettera inedita di Antoine de Saint-Exupéry

Sono le cinque del pomeriggio: da ora fino al momento di dormire sarò solo, perché ai miei amici ho detto che sono stanco e non voglio vedere nessuno. La signorinella a cui ho strenuamente riservato queste ore di libertà non si è neanche data la pena di telefonare per dirmi che non veniva. Scopro con malinconia che il mio egoismo non è poi così grande, visto che ho dato ad altri il potere di farmi soffrire. Signorinella, dare questo potere è dolce. Vederlo usare è malinconico.

Le favole sono fatte così. Una mattina ti svegli e dici: "Era solo una favola…"  

Sorridi di te. Ma nel profondo non sorridi affatto. Sai bene che le favole sono l'unica verità della vita.

L'attesa. I passi leggeri. Poi le ore che scorrono fresche come un ruscello sui ciottoli bianchi tra due rive erbose. I sorrisi, le parole senza importanza così piene d'importanza. Ascolti la musica del cuore: è bello bellissimo per chi è capace di sentire…

Ovviamente vuoi tante cose. Vuoi cogliere tutti i fiori e tutti i frutti. Vuoi respirare tutti i prati. Giocare. Ma è davvero giocare? Non sai mai dove il gioco cominci né dove finisca, però sai che mette tenerezza. E che sei felice. 

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Sergio Claudio Perroni traduce La Modification di Michel Butor

(...) « Come traduttore invece credo che la mia maggior soddisfazione sia stata aver convinto un editore ad acquistare i diritti di un bellissimo romanzo degli anni Cinquanta e a sobbarcarsi i costi di una nuova traduzione: mi riferisco a “La modificazione” di Michel Butor, che Fandango ha appena pubblicato dando finalmente la possibilità ai lettori italiani di apprezzare un capolavoro del Novecento ».  

Sergio Claudio Perroni

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Las Cases, Le Mémorial de Sainte-Hélène

L’Empereur m’a retenu à dejeuner avec lui sous la tente ; il a fait ensuite apporter Corinne de Mme de Staël, dont il a lu quelques chapitres. Il ne pouvait l’achever disait-il. Mme de Staël s’était peinte si bien dans son héroïne, qu’elle était venue à bout de la lui faire prendre en grippe. «Je la vois, disait-il, je l’entends, je la sens, je veux la fuir, et je jette le livre».

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La Sonate à Kreutzer, René François Xavier Prinet
La Sonate à Kreutzer

The subject of the present work comes from Leo Tolstoy's novella of the same title published in 1889 (though quickly censored for its controversial content) and recounts the tale of Pozdnyshev, a man who has abandoned music while his wife continues to play the piano, often with the violinist, Trukachevsky. Pozdnyshev's jealousy becomes all-consuming after attending the duo's recital of Beethoven's Kreutzer Sonata, a piece known for its musical range suggesting emotions from dark anger to deep meditation to exuberant joy.

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Freud - Proust: Quelques progrès dans l'étude du cœur humain

Jacques Rivière

Quelques progrès dans l'étude du cœur humain

Édition de Thierry Laget

Lecteur passionné, Jacques Rivière a fondé une critique passionnelle. «Par un accident, que pour ma part je déplore, j'ai introduit les mœurs de l'amour dans la critique», écrivait-il en 1924. Ses rapports intimes avec un livre vont de l'admiration naïve à la cristallisation, de l'adoration brûlante à la jalousie désespérée, puis, parfois, à l'ennui, au détachement et à l'indifférence.

Pendant six années, Rivière va consacrer une vingtaine d'études à l'œuvre de Proust, qu'il juge «révolutionnaire». Il essaie de percer son secret, se demande ce qui fait sa prodigieuse nouveauté et quels «progrès dans l'étude du cœur humain» elle permet d'accomplir.

De son côté, Proust, dès 1914, écrit à Rivière : «Enfin je trouve un lecteur qui devine que mon livre est un ouvrage dogmatique et une construction! Et quel bonheur pour moi que ce lecteur, ce soit vous.»

Les articles, notes et conférences de Jacques Rivière sur Proust ont été réunis dans ce volume en suivant l'ordre chronologique, à l'exception des Détails biographiques inédits qui, placés en tête, forment comme une préface de l'auteur.

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Poésie de la pensée

Les praticiens l'ont toujours su. Dans toute philosophie, concédait Sartre, il y a «une prose littéraire cachée». Ce qu'on a moins élucidé, c'est la pression formatrice incessante des formes du discours, du style, sur les programmes philosophiques et métaphysiques. À quels égards une proposition philosophique, même dans la nudité de la logique de Frege, est-elle une rhétorique?

Peut-on dissocier un système cognitif ou épistémologique de ses conventions stylistiques, des genres d'expression qui prévalent ou sont contestés à l'époque ou dans le milieu qui sont les siens? Dans quelle mesure les métaphysiques de Descartes, Spinoza ou Leibniz sont-elles conditionnées par les éléments constituants et l'autorité sous-jacente d'une latinité partiellement artificielle au sein de l'Europe moderne? Quand, tels Nietzsche et Heidegger, le philosophe entreprend d'assembler une langue nouvelle, son idiolecte propre à son dessein est lui-même saturé par le contexte oratoire, familier ou esthétique.

L'association étroite de la musique et de la poésie est un lieu commun, toutes deux partageant les catégories du rythme, du phrasé, de la cadence, de la sonorité, de l'intonation et de la mesure. «La musique de la poésie» est exactement cela. Y aurait-il, en un sens apparenté, «une poésie, une musique de la pensée» plus profonde que celle qui s'attaque aux usages extérieurs de la langue, au style?

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À l'ombre de moi-même

Paris - Pour la première fois de sa vie, Catherine Deneuve publie six carnets de tournage, les seuls qu'elle ait tenus en quarante ans de carrière, de Tristana de Luis Buñuel à Dancer in the Dark de Lars von Trier. On y découvre une femme au travail, parfois en détresse, toujours passionnée et assez solitaire. Jamais une actrice ne se sera livrée ainsi avec autant d'honnêteté et de modestie, mais surtout de vérité: ces carnets n'étaient pas destinés à la publication lors de leur écriture. On ne s'étonnera pas dès lors de croiser au fil des pages, comme on ne les a jamais vus, cinéastes, acteurs et actrices partenaires, membres de la famille et amis, autant de personnages qui composent et complètent le premier autoportrait de la plus grande star du cinéma français. Deux cahiers de photos inédites illustrent cet ouvrage.

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Lara exists: the untold love story that inspired Doctor Zhivago by Anna Pasternak

The heartbreaking story of the passionate love affair between Boris Pasternak and Olga Ivinskaya – the tragic true story that inspired ‘Doctor Zhivago’. ‘Doctor Zhivago’ has sold in its millions yet the true love story that inspired it has never been fully explored. Pasternak would often say ‘Lara exists, go and meet her’, directing his visitors to the love of his life and literary muse, Olga Ivinskaya. They met in 1946 at the literary journal where she worked. Their relationship would last for the remainder of their lives. Olga paid an enormous price for loving ‘her Boria’. She became a pawn in a highly political game and was imprisoned twice in Siberian labour camps because of her association with him and his controversial work. Her story is one of unimaginable courage, loyalty, suffering, tragedy, drama and loss. Drawing on both archival and family sources, Anna Pasternak’s book reveals for the first time the critical role played by Olga in Boris’s life and argues that without Olga it is likely that Doctor Zhivago would never have been completed or published. Anna Pasternak is a writer and member of the famous Pasternak family. She is the great-granddaughter of Leonid Pasternak, the impressionist painter and Nobel Prize winning novelist Boris Pasternak was her great-uncle. She is the author of three previous books.

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Two Years Eight Months and Twenty-Eight Nights

An amusement park of a pulpy disaster novel that resists flying out of control by being grounded by religion, history, culture and love. Two Years Eight Months and Twenty-Eight Nights, a new roman by Salman Rushdie, is a wonder tale about the way we live now, a rich and multifaceted work that blends history, mythology, and a timeless love story to bring alive a world – our world – that has been plunged into an age of unreason.

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Che cosa ti è successo, Europa?

Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà?

Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati?

Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?

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«Hic, Haec, Hoc.» Jean d'Ormesson, La conversation

 

Cambacérès

Aucun scandale n'a jamais entaché

ma vie privée, citoyen Premier consul,

l'ordre public n'a jamais été troublé,

je n'ai jamais nui à ma dignité ni surtout

à la vôtre.

 

Bonaparte

C'est la moindre des choses.

Et vous êtes très habile. Votre prudence

n'empêche tout de même pas

Talleyrand de ramasser les trois

consuls dans une formule

de son cru dont tout Paris s'amuse:

«Hic, Haec, Hoc.»

 

Cambacérès

Hic, Haec, Hoc? M. de Talleyrand

se souviendrait-il encore de son latin

d'église?

 

Bonaparte

Hic, celui-ci, le démonstratif masculin

avec une nuance emphatique,

c'est moi. Haec, celle-là, le démonstratif

féminin, vaguement péjoratif, c'est vous.

Hoc, cette chose-là, le démonstratif

neutre, tout à fait insultant, c'est ce pauvre

Lebrun. Je vous le dis avec amitié:

ne soyez pas trop Haec, Cambacérès.

Elle ouvrit les yeux. Un vent brusque, ...

«Elle ouvrit les yeux. Un vent brusque, décidé, s'était introduit dans la chambre. Il transformait le rideau en voile, faisait se pencher les fleurs dans leur grand vase, à terre et s'attaquait à présent à son sommeil. C'était un vent de printemps, le premier : il sentait les bois, les forêts, la terre, il avait traversé impunément les faubourgs de Paris, les rues gavées d'essence et il arrivait léger, fanfaron, à l'aube, dans sa chambre pour lui signaler, avant même qu'elle ne reprît conscience, le plaisir de vivre».  (Françoise Sagan, La Chamade)

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[Georges Bataille (1897-1962)] Pierre Angélique, Madame Edwarda. Paris, Éditions du Solitaire, 1937 [1941]

Paris - In-12 (155 x 100 mm). Box ébène signé Cavallet, dos lisse avec le titre au palladium, couverture et dos conservés, étui. Édition originale parue clandestinement sous un pseudonyme et avec une date fictive. Tirage à 45 exemplaires, celui-ci un des 28 sur papier d'Auvergne blanc (n° 41). Pia Enfer 851 ("L'édition originale, signée elle aussi Pierre Angélique, a paru en 1941, tirée à petit nombre, sous la rubrique Éditions du Solitaire et sous la date, volontairement fausse, de 1937. Selon ce qu'a dit plus tard Georges Bataille, la rédaction de Madame Edwarda ne remonte d'ailleurs qu'aux mois de septembre et octobre 1941"); Lhermitte 62. (Chez Soteby's)

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L'oro delle tigri

Siamo così poveri di coraggio e di fede che il lieto fine ormai altro non è che una lusinga industriale. Non possiamo credere al cielo, ma all'inferno sì. L'ultima storia è quella del sacrificio di un dio. Atis, in Frigia, si mutila e si uccide; Odino, sacrificato a Odino, Egli stesso a Se Stesso, pende dall'albero nove notti intere ed è ferito da lancia; Cristo è crocifisso dai romani. Quattro sono le storie. Per tutto il tempo che ci rimane continueremo a narrarle, trasformate.

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Chi racconta a chi? Qual è «Il Regno» di Emmanuel Carrère?
Emmanuel Carrère

di Silvia Castello

Tra psicoanalisi e fede cristiana: chi racconta a chi? - Qual è  «Il Regno» di Emmanuel Carrère? si chiede Pierre Gibert S.I. su La Civiltà Cattolica. Domanda che apre agli enigmi della soggettività. E pone una sfida. “Dopo la Francia, - scrive il gesuita - anche l’Italia rischia di tributare uno strano successo a questo libro complicato: composto di diversi testi di momenti differenti della vita del suo autore, esso è nella prima parte autobiografico, poi esegetico (dal Vangelo di Luca a san Paolo), poi di nuovo autobiografico”. Prosegue Gibert: ”Il successo de Il Regno è dovuto al fatto che Carrère, con la sua vita e le sue esperienze, con le sue difficoltà nei confronti di una fede cristiana che gli sfugge senza però che egli se ne possa disfare completamente, diventa uno specchio della nostra epoca: un’epoca disincantata, completamente dubbiosa per quanto riguarda la religione, senza che possa dimenticare questo cristianesimo, la cui incarnazione nella carità – indica poi Gibert nel suo articolo - è esemplificata da Jean Vanier”. (Che scriveva: “Tra Gesù e il povero c'è una alleanza. Questo mistero è grande”). Infine Gibert: “Carrère conclude il libro riconoscendo onestamente la propria ignoranza”. Ma a ben vedere, la realtà è più sfumata. Il Regno è un percorso di liberazione della coscienza. È la rinascita di una soggettività: l'autore disvela nell'integralità del testo la forza originaria di una psicoanalisi emancipatrice - (raccontata nero su bianco). Una psicoanalisi 'à rebours' che sviluppa in Emmanuel Carrère una singolarità meno conciliata, ma più libera di confrontarsi con la società e i valori dominanti. Cristianesimo compreso. “Miracolo dell’inconscio” - direbbe François Roustang con quel genere di audacia che probabilmente si poteva permettere Lacan.

 

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Roman Egyptomania a Cambridge

di Silvia Castello

Al Fitzwilliam Museum c’è un pezzo "eccezionale". Una scultura alta 82 centimetri di basalto verde, identificata da Sally-Ann Ashton come una raffigurazione di Arsinoe II. L'opera adornava Villa Adriana e la sua storia è quasi un giallo. In breve, era stata acquistata a un'asta di Christie's per 7.000 sterline dai fratelli Tomasso, antiquari di origine italiana a Leeds, come copia ottocentesca. Ma in realtà è uno splendido originale della villa di Adriano. 

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Libreria Antiquaria Mediolanum: Voyage pittoresque en Sicilie. Rarità

di Silvia Castello

Gigault De La Salle. Voyage pittoresque en Sicilie, Dédié à Son Altesse Royale Mme la Duchesse de Berry. Parigi, Ostervald Editeur, Inpr. de P. Didot l'ainé, 1822-1826. Due voll. in folio massimo; 4 cc., 40 pp., 1 carta topografica dell'isola e 92 vedute a piena pagina fuori testo; legatura dei primi del novecento in mezzo marocchino con angoli, titoli e fregi e monogramma nobiliare in oro al dorso. Qualche fioritura e brunitura. Una delle più sontuose pubblicazioni dedicate alla Sicilia, capolavoro tipografico di Didot l'Ainé, dono dell'autore alla duchessa de Berry. Le 92 tavole sono incise all'acquatinta da Huber Fielding, Hegerton, Salathè, Bentley, Reeve, Himely, e raffigurano vedute di Palermo, Monreale, Trapani, Marsala, Selinunte, Segesta, Sciacca, Agrigento, Modica, Siracusa, Taormina, Messina, Milazzo etc. Brunet V, 1379. Abbey 264: "The book is certainly rare..." Moncada Lo Giudice 959.

Lettere e censura austriaca

di Silvia Castello

Giacomo Leopardi. Paralipomeni della Batracomiomachia. Parigi, Baudry, 1842. Prima edizione di questo poemetto satirico stampata a Parigi poiché in Italia avrebbe corso forti rischi di incappare nella censura austriaca: infatti vi si allude ai feroci "granchi" austriaci, alle imbelli "rane" papali e infine alla "topesca gente", gli italiani sempre alla vana ricerca della perduta libertà.

"Le Grazie" inedite di Ugo Foscolo

di Silvia Castello

Le Grazie. Carme riordinato sugli autografi da F.S. Orlandini. - Firenze, Le Monnier, 1848. Legatura ottocentesca in mezzo marocchino. Prima edizione definitiva e riccamente annotata della prima storica ricostruzione del carme nella sua completezza. Su di essa si fonda la conoscenza che delle "Grazie" si ebbe per tutto il XIX secolo; veniva ad essere finalmente soddisfatta l'aspettativa che intorno all'inedito carme s'era creata da più d'un trentennio.

(…) Come Onòmacle, in tane di lupi

fui solo. La guerra? [Un ricordo].

Lotta non vale, col più forte.

Ora, posato il piede al suolo nero,

vivo nel santuario,

fuori da tante pene,

in un molle calore di feste.

 

 

(Alceo, Esilio)

da Lirici Greci, traduzione di Filippo Maria Pontani

Einaudi editore

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