Sigmund Freud, Risposta a un questionario sulla lettura e i buoni libri, 1907

L’antiquariato Hinterberger di Vienna aveva rivolto nel 1907 un questionario a trentadue personalità: esso venne pubblicato in un volumetto introdotto da Hugo von Hoffmannstahl e con risposte, tra gli altri, di Hermann Bahr, August Forel, Hermann Hesse, Ernst Mach, Thomas Masaryk, Arthur Schnitzler, Jacob Wassermann.

Mi chiede di indicarLe “dieci buoni libri”, e si rifiuta di aggiungere una parola; dunque, non solo mi lascia la scelta dei libri, ma anche l’interpretazione della Sua richiesta. Abituato a fare attenzione ai piccoli particolari, debbo perciò attenermi testualmente alle parole della Sua enigmatica richiesta. Non ha detto: “le dieci opere più grandi (della letteratura mondiale)”, nel qual caso avrei dovuto rispondere, come tanti altri: Omero, le tragedie di Sofocle, il Faust di Goethe, l’Amleto e il Macbeth di Shakespeare, e così via. Non ha neppure detto: “i dieci libri più importanti”, tra i quali allora avrebbero trovato posto opere scientifiche come quelle di Copernico, del vecchio medico Johann Weyer sulla credenza nelle streghe, l’Origine dell’uomo di Darwin, e altre. Non ha chiesto neppure i “libri preferiti”, tra i quali non avrei dimenticato Il paradiso perduto di Milton e Lazarus di Heine. Penso, dunque, che nel Suo testo l’accento cada in particolare sulla parola “buono”, e che, con questo predicato, Ella voglia indicare libri che si considerano alla stregua di “buoni” amici, a cui si deve qualcosa per la propria conoscenza della vita e la propria concezione del mondo, che ci hanno procurato del godimento e che raccomandiamo volentieri agli altri, senza che, però, sotto questo riguardo, risalti particolarmente il momento della rispettosa venerazione, il sentimento della propria piccolezza di fronte alla loro grandezza.

Dunque, le elenco dieci di tali “buoni libri” che mi sono venuti in mente, senza starci troppo a pensare:

 

Multatuli, Lettere e opere

Kipling, Il libro della giungla

Anatole France, Sulla pietra bianca

Zola, Fecondità

Merežkovskij, Leonardo da Vinci

Gottfried Keller, La gente di Seldwyla

C. F. Meyer, Gli ultimi giorni di Hutten

Macaulay, Saggi

Gomperz, I pensatori greci

Mark Twain, Sketches

 

Non so cosa Lei intenda fare di questa lista. Anche a me sembra assai strana, anzi non posso licenziarla senza un commento. Non voglio affatto affrontare il problema: perché proprio questi libri e non altri ugualmente “buoni”, ma voglio semplicemente lumeggiare la relazione tra l’autore e la sua opera. Non in tutti i casi il rapporto è così sicuro come per Kipling e il Libro della giungla. Nella maggior parte dei casi avrei potuto indicare per lo stesso autore un’altra opera, per esempio per Zola Il dottor Pasquale, e così via. Spesso, uno scrittore che ci ha donato un buon libro, ce ne ha donati parecchi altri. Per Multatuli non mi sento in grado di mettere prima le lettere private rispetto a quelle d’amore, e viceversa; perciò ho scritto: Lettere e opere. Sono state escluse dalla lista opere di puro valore poetico, probabilmente perché la Sua richiesta di “buoni libri” non mi pareva mirare direttamente ad esse, infatti, quanto allo Hutten di C. F. Meyer, sono indotto a porre la “bontà” molto aldisopra della bellezza, e l’ “edificazione” aldisopra del godimento estetico.

Con il Suo invito di indicarle “dieci buoni libri”, Lei ha messo in movimento qualcosa su cui ci sarebbe inevitabilmente molto da dire. Ma smetto per non diventare ancora più loquace.

 

(Sigmund Freud, Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio – Vol. I, Bollati Boringhieri).