L'Amour fou di Sergio Claudio Perroni. L'infinito di amare (Due vite, una notte). Peut-on mourir d'amour?
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Paris Louvre
Sergio Claudio Perroni Le Verrou Fragonard Louvre Paris

L’infinito di amare (Due vite, una notte) - è il romanzo segreto di Sergio Claudio Perroni (Milano, 1956). L'Amour fou - intimissimo e travolgente - dello scrittore suicidatosi con un colpo di pistola alla tempia, un anno fa, il 25 maggio 2019; è il libro testamento pubblicato postumo per sua volontà (La nave di Teseo). Il testo - che è stato rielaborato da Perroni durante l'intenso periodo prima della scomparsa, quando era già al culmine della sua fase di "ideazione suicidaria" (tra marzo e maggio) - si sviluppa in tre parti: Oggi, Ieri (il corpus centrale del libro "sempre in fieri" iniziato diversi anni fa) e Domani; in particolare, 6 pagine sono state scritte ex novo: quelle di Oggi e Domani, i due folgoranti capitoli che raccontano il senso profondo dell'opera e della tragica morte di Sergio Claudio Perroni. Un suicidio d'amore? "L'amour est une forme de suicide" affermava Jacques Lacan. "L'infinito di amare (Due vite, una notte) è uno strano romanzo in cui succedono solo i pensieri di due amanti al risveglio" scrive Sergio Claudio Perroni nella mail inviata al suo editore, il 22 maggio, a notte fonda, tre giorni prima di morire. Da leggere

 

 

Ecco alcuni passi tratti da « Imperdonabili noi » di Silvia S. Castello, un articolo dedicato a Sergio Claudio Perroni che sarà pubblicato prossimamente sulla rivista letteraria Poétique, (originale in francese).

 

 

 

 

 

da L’infinito di amare (Due vite, una notte)

Oggi

« La vede dopo molti anni, qualcosa come dieci, qualcosa come ieri l’altro. (…) Lei crede al caso, lei non crede al caso ma ha paura di crederci adesso; lui non crede al caso, lui non ha mai smesso di sperare che almeno il caso li riportasse vicini.

Le due ombre si sono staccate perché lei ha fatto un passo indietro, si sono fuse perché lui ha fatto un passo avanti, le due ombre... »

 

da L’infinito di amare (Due vite, una notte)

Ieri

(…) « E lo stesso ogni volta che, a metà del corridoio centrale del Louvre, dopo esserselo puntualmente aspettato ad altezze differenti, si imbatte nel Verrou di Fragonard: è come se il riconoscimento già da lontano della traiettoria compiuta dalla tecnica dell’autore lo spingesse verso un’euforia difficile da controllare, in cui la coscienza dell’imminente piacere quasi fisico per la visione del dipinto cova insieme a una sorta di complicità per l’avervi colto il pizzico di ridondanza virtuosa tipico della vanità dei grandi maestri. L’apparente predominanza di figure verticali – le cortine del baldacchino, le due figure, i tendaggi – e poi invece, con l’innocua torsione sul proprio asse, la loro sottile propensione a imbastire una voluta che, qualunque sia il punto del dipinto dal quale l’occhio abbia iniziato l’osservazione, aspiri lo sguardo su quel piccolo, cruciale chiavistello, sono per lui come le brevi scosse prima dell’orgasmo: una percezione istantanea di come, sotto i suoi sensi, quell’immagine o quella musica o quei lineamenti stiano svolgendo una trama particolare il cui unico intento è conseguire armoniosamente il proprio culmine, al di là di quant’altro siano tenuti a significare o semplicemente a essere. »

 

da L’infinito di amare (Due vite, una notte)

Domani

« La scena si svolge altrove, si svolge là fuori, si svolge con una rapidità tale che potrebbe essere dappertutto, la scena si svolge interamente nella mano di lui che sospinge il gomito di lei…»

« Lui si siede e le chiede perché, lui non aspetta neanche di sedersi e le ha già chiesto perché, è da quando l'ha persa che vuole chiederle perché, il perché di allora, di tutto quello che è costato, di tutto il costo da allora a ora. Lei si siede e si chiede perché, è da quando l'ha visto che si chiede perché, il perché di ora,...»

« Lei, qualunque cosa faccia, resta con lui.»

 

 

 

(Alcuni passi del libro, tratti da « Imperdonabili noi » di Silvia S. Castello, un articolo dedicato a Sergio Claudio Perroni che sarà pubblicato prossimamente).

(Photo: Jean-Honoré Fragonard, Le Verrou © Musée du Louvre / A. Dequier)