L’interpretazione (forzatura) di Mattarella

di Silvia Castello

 

Roma – Dopo il colpo di scena del presidente della Repubblica, domenica sera, Luigi di Maio (M5S) già invoca l’impeachment per Mattarella, ma esiste il rischio reale di uno scontro istituzionale?

 

A fare piena luce è intervenuto oggi l'ex presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida, con un’intervista rilasciata a Class Cnbc e Milano Finanza. "Mattarella è arrivato a interpretazioni della Costituzione che, secondo me, non sono giuste", e sottolinea: alla nomina di Savona come ministro dell’Economia e delle Finanze "si è oppposto per ragioni politiche". Non ci sono gli estremi per l'impeachment, ma "il governo non è una dipendenza del capo dello Stato”. Il professore emerito di Diritto Costituzionale alla Statale di Milano, poi spiega che “l’articolo 90 della Costituzione prevede che nei casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione il presidente della Repubblica possa essere messo in stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei suoi membri. In questo caso non siamo di fronte a una possibilità concreta di messa in stato d’accusa. Il presidente Mattarella ha esercitato al limite delle sue prerogative uno dei suoi poteri, arrivando a interpretazioni della Costituzione che secondo me non sono giuste. Ciò detto non parlerei di messa in stato d’accusa, non è questa l’ipotesi in campo”. E dunque come giudicare il comportamento di Mattarella? Onida replica che la scelta del presidente della Repubblica di impedire la formazione di un governo dopo una lunga trattativa tra i due partiti è sorprendente e, “abbastanza impropria”. “Nel nostro sistema – aggiunge - la formazione dei governi dipende essenzialmente dalla presenza o meno di una maggioranza in Parlamento. Il governo non è una dipendenza del capo dello Stato, bensì una dipendenza del suo Parlamento, della sua maggioranza. Non dare vita a un governo per la presenza di una persona e le possibili idee politiche che potrebbe portare avanti, mi sembra andare al di là di ciò che dice la Costituzione quando parla della formazione di governo”. Quindi poteva Mattarella rispedire al mittente la proposta del premier incaricato Giuseppe Conte? Risponde ancora il professore Onida ai microfoni di Cnbc: “Sul piano strettamente giuridico può dire “io non firmo”. Ma guardiamo alla logica del sistema: il presidente della Repubblica ha fatto un lungo giro di consultazioni per verificare l’esistenza di una maggioranza. Alla fine la maggioranza è emersa: i suoi esponenti hanno concordato una certa ipotesi di governo, invocando rigidamente la necessità di nominare Savona. Di fronte a questo il capo dello Stato si è opposto per ragioni politiche, non personali. A mio parere Mattarella è andato contro l’idea che il nostro sistema è un sistema parlamentare. Se Mattarella avesse avuto obiezioni in merito al programma di governo, avrebbe potuto farlo presente, rilevando aspetti di incostituzionalità. Ma non si è opposto per nulla al contratto di governo. Si è opposto solo a una persona, temendo che potesse mettere in pericolo la stabilità dei mercati finanziari, e la difesa dei risparmiatori”. E ora, elezioni anticipate o Governo Conte?

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