Macron e il cattolicesimo di Francia. Una laica alleanza tra Stato e Chiesa

di Silvia Castello

Parigi - Il discorso del presidente della Repubblica ai rappresentanti del cattolicesimo ha fatto polemica, ma quali parole, Macron ha veramente utilizzato?

Il pronunciamento di Emmanuel Macron rivolto ai vescovi segna la centralità del cattolicesimo nella costituzione della nazione, attribuendogli un posto particolare in relazione alle altre religioni. Il presidente presenta lo Stato e la Chiesa di Francia come un ‘dover essere’ in alleanza. (È un discorso tradizionale nel linguaggio cattolico). Due elementi del suo discorso si riferiscono a un linguaggio della Chiesa in cui si afferma la specificità del cattolicesimo nella società francese. Il primo è che egli parla della Chiesa come se fosse, accanto allo Stato, depositaria di un ordine che ha la propria giurisdizione. La Chiesa e lo Stato sono due società autonome ognuna delle quali ha un ordine giurisdizionale specifico. Non ha usato questo linguaggio con ebrei, musulmani o protestanti. Ciò si riferisce alla autocomprensione della Chiesa, che non si analizza come una comunità di credenze come le altre, ma come depositaria della parola di Cristo e che ha – vis-à-vis con lo Stato -, un ordine di giurisdizione specifico. Il Presidente della Repubblica ha ripreso così le categorie della teologia politica. Il secondo elemento - (che non si trova nei discorsi rivolti alle altre comunità di fede) -, è la costante associazione tra nazione e religione cattolica. Macron ha parlato delle radici cristiane della Francia come una sorta di evidenza storica e ciò sottolinea ancora una volta la centralità del cattolicesimo nella costituzione della nazione francese.

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