Oltre l'embargo d'Occidente: Kirill e Francesco, incontro geopolitico a Cuba

by Silvia Castello

 

L’Avana - Santa Sede e Russia: incontro geopolitico a Cuba; oltre l’embargo d’Occidente - “all’incrocio tra Nord e Sud, tra Est e Ovest”.

In attesa di Barack Obama, - (visita prevista il prossimo marzo) - da questa isola, simbolo delle speranze del “Nuovo Mondo” e “degli eventi drammatici della storia del XX secolo” – Papa Francesco e Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia hanno firmato oggi pomeriggio una Dichiarazione congiunta, nel salone d’onore dell’aeroporto internazionale ‘José Martì’ a L’Avana. Prima il vis-à-vis riservatissimo – ipso facto: due ore intense per “’parlare a viva voce’, da cuore a cuore” (2 Gv 12) - avvenuto nel segno dei tempi e avallato dal Cremlino: “rendiamo grazie a Dio, per questo incontro, il primo nella storia”. In un mondo che attende “non solo parole ma gesti concreti”, possa tutto ciò  “essere un segno di speranza per gli uomini”- dichiarano Pontefice e Patriarca all’unisono. La civiltà umana è entrata in un periodo di cambiamento epocale. “La nostra coscienza cristiana, non ci autorizza a restare inerti di fronte alle sfide che richiedono una risposta comune” – spiegano in apertura del testo. “Il nostro sguardo si rivolge in primo luogo verso le regioni del mondo dove i cristiani sono vittime di persecuzione”. Nei fatti - in molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa-, “le chiese sono devastate e saccheggiate barbaramente, i loro oggetti sacri profanati, i loro monumenti distrutti”. In Siria e in Iraq - “constatiamo con dolore l’esodo massiccio dei cristiani dalla terra dalla quale cominciò a diffondersi la nostra fede e dove essi hanno vissuto, fin dai tempi degli apostoli, insieme ad altre comunità religiose” - indicano Francesco e Kirill nella Dichiarazione; richiamando ancora una volta “la comunità internazionale ad agire urgentemente per prevenire l’ulteriore espulsione dei cristiani dal Medio Oriente”. Nell’elevare la voce in difesa dei cristiani perseguitati, entrambi esortano con fermezza “la comunità internazionale ad unirsi per porre fine alla violenza e al terrorismo e, nello stesso tempo, a contribuire attraverso il dialogo ad un rapido ristabilimento della pace civile”. Poi un fervido appello, “a tutte le parti che possono essere coinvolte nei conflitti perché mostrino buona volontà e siedano al tavolo dei negoziati”. Nella speranza che “il provvidente Creatore del mondo protegga il suo creato dalla distruzione e non permetta una nuova guerra mondiale”. In quest’epoca inquietante, il dialogo interreligioso è indispensabile. Le differenze nella comprensione delle verità religiose non devono impedire alle persone di fedi diverse di vivere nella pace. Nelle circostanze attuali, i leader religiosi hanno la responsabilità particolare di educare i loro fedeli in uno spirito rispettoso delle convinzioni di coloro che appartengono ad altre tradizioni religiose. Sono quindi “assolutamente inaccettabili i tentativi di giustificare azioni criminali con slogan religiosi. Nessun crimine può essere commesso in nome di Dio, «perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace» (1 Cor 14, 33)” – dichiara ancora il documento. Nell’affermare l’alto valore della libertà religiosa, Francesco e Kirill ricordano così “il rinnovamento senza precedenti della fede cristiana che sta accadendo ora in Russia e in molti paesi dell’Europa orientale, dove i regimi atei hanno dominato per decenni”. Ma allo stesso tempo, rivelano preoccupazione “per la situazione in tanti paesi in cui i cristiani si scontrano sempre più frequentemente con una restrizione della libertà religiosa”. In particolare, “la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate, estranee ad ogni riferimento a Dio ed alla sua verità, costituisce una grave minaccia per la libertà religiosa”. È fonte di inquietudine l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, “se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica” – sottolineano il Papa e il Patriarca di Mosca.  Il processo di integrazione europea, iniziato dopo secoli di sanguinosi conflitti, è stato accolto da molti con speranza, come una garanzia di pace e di sicurezza. Tuttavia, è chiarissimo l’invito “a rimanere vigili contro un’integrazione che non sarebbe rispettosa delle identità religiose. Pur rimanendo aperti al contributo di altre religioni alla nostra civiltà, siamo convinti che l’Europa debba restare fedele alle sue radici cristiane”. In sintesi, cristiani dell’Europa orientale e occidentale devono essere uniti “per testimoniare insieme Cristo e il Vangelo, in modo che l’Europa conservi la sua anima formata da duemila anni di tradizione cristiana”. Poi lo sguardo “si rivolge alle persone che si trovano in situazioni di grande difficoltà” – contro l’indifferenza verso “la sorte di milioni di migranti e di rifugiati che bussano alla porta dei paesi ricchi”. Il consumo sfrenato, come si vede in alcuni paesi più sviluppati, sta esaurendo gradualmente le risorse del pianeta. La crescente disuguaglianza nella distribuzione dei beni terreni aumenta il sentimento d’ingiustizia nei confronti del sistema di relazioni internazionali che si è stabilito. Le Chiese cristiane sono quindi chiamate a difendere le esigenze della giustizia. La famiglia è il centro naturale della vita umana e della società. Kirill e Francesco, ortodossi e cattolici condividono la stessa concezione della famiglia fondata sul matrimonio. “Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica” – spiegano il Pontefice e il Patriarca nella Dichiarazione. Chiedendo “di rispettare il diritto inalienabile alla vita". Perché "milioni di bambini sono privati della possibilità stessa di nascere nel mondo. La  voce del sangue di bambini non nati grida verso Dio (cfr Gen 4, 10)”. La manipolazione della vita umana “è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo”. Quindi l’appello ai giovani cristiani: “Non abbiate paura di andare controcorrente, difendendo la verità di Dio, alla quale odierne norme secolari sono lontane dal conformarsi sempre. Siate la luce del mondo”. Non da ultimo, “lo scontro in Ucraina”. Kirill e Francesco invitano “tutte le parti del conflitto alla prudenza, alla solidarietà sociale e all’azione per costruire la pace”- sottolineando che “ le Chiese in Ucraina” devono “astenersi dal partecipare allo scontro e a non sostenere un ulteriore sviluppo del conflitto”. Nella speranza che lo scisma tra i fedeli ortodossi in Ucraina “possa essere superato sulla base delle norme canoniche esistenti”. E che le comunità cattoliche del Paese vi contribuiscano, in nome della “fratellanza cristiana”. Nel mondo contemporaneo, multiforme eppure unito da un comune destino, “cattolici e ortodossi sono chiamati a collaborare”. Questo mondo, “in cui scompaiono progressivamente i pilastri spirituali dell’esistenza umana – concludono Kirill e Francesco -  aspetta da noi una forte testimonianza cristiana in tutti gli ambiti della vita personale e sociale”. Fortificati con l’infallibile promessa: "Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno" (Lc 12, 32).

 

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