Chi non ha sentito che s'era perduta una cosa infinita?

di Silvia Castello

Diodoro Siculo racconta la storia di un dio lacerato e disperso; chi, camminando nel crepuscolo o rammentando una data del suo passato, non ha sentito qualche volta che s’era perduta una cosa infinita ?

 

“Gli uomini han perduto un volto, un volto irrecuperabile, e tutti vorrebbero essere quel pellegrino (sognato nell’empireo, sotto la Rosa) che a Roma vede il sudario della Veronica e mormora con fede: Gesù Cristo, Dio mio, Dio vero, così era, dunque, la tua faccia? Un volto di pietra c’è in una strada, e un’iscrizione che dice: «Il vero Ritratto del Santo Volto del Dio di Jaén»; se davvero sapessimo come fu, possederemmo la chiave delle parabole e sapremmo se il figlio del falegname fu anche il Figlio di Dio. Paolo lo vide come una luce che lo abbatté; Giovanni, come il sole quando risplende nel suo fulgore; Teresa di Gesù, ripetutamente, bagnato d’una luce tranquilla, e non poté mai precisare il colore degli occhi. Abbiamo perduto quei lineamenti, come si può perdere un numero magico, fatto di cifre abituali; come si perde per sempre un’immagine nel caleidoscopio. Possiamo scorgerli e non riconoscerli. Il profilo di un ebreo nella ferrovia sotterranea è forse quello di Cristo; le mani che ci porgono alcune monete a uno sportello forse ripetono quelle che i soldati, un giorno, inchiodarono alla croce. Forse un tratto del volto crocifisso si cela in ogni specchio; forse il volto morì, si cancellò, affinché Dio sia tutti. Chi sa se stanotte non lo vedremo nei labirinti del sogno e non lo sapremo domani". 

(Jorge Luis Borges, Paradiso, XXXI, 108)